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Cimitero delle monache di Ischia: solo se non siete facilmente suggestionabili

cimitero delle monache Ischia

 

Un posto del genere sembra fatto apposta per essere visitato il giorno di Halloween. Niente di cui stupirsi, visto che si tratta di uno dei luoghi più impressionanti e, per certi versi, macabri dell’isola. Perfetto per provare un po’ di brivido durante la vostra vacanza a Ischia. Se non siete facilmente suggestionabili, il cimitero delle monache vi attende.

  • Cos’è. Si tratta di un putridarium. Un tipo di ambiente conosciuto anche con un altro nome: scolatoio. In genere, il putridarium è un ambiente sotterraneo dove i cadaveri di monaci e monache venivano posti su sedili in pietra ricavati all’interno di nicchie lungo le pareti. Tali sedili avevano un foro al centro che serviva per il deflusso dei liquidi. Solo alla fine di tale processo, le ossa venivano raccolte, pulite e sepolte nell’ossario.
  • La storia. Nel 1575, Beatrice Quadra, vedova D’Avalos, fondò il convento delle Clarisse. Qui s’insediarono quaranta monache dal convento che si trovava sul monte Epomeo. Le suore provenivano tutte da famiglie nobili, costrette a prendere i voti giovanissime per evitare che l’eredità si frammentasse. Il convento fu chiuso nel 1810, dopo che Murat emanò un decreto di soppressione degli ordini religiosi.
  • Dove si trova. Il convento delle Clarisse si trova nell’area del Castello Aragonese. Un cimitero sotterraneo, risalente al XVI secolo, è annesso alla struttura. A ridosso delle pareti di una sezione del cimitero ci sono i sedili in pietra di cui abbiamo parlato. Il putridarium è visitabile ancora oggi.
  • L’atmosfera. I corpi venivano lasciati per diversi giorni sui sedili. Le monache si recavano nel putridarium per pregare e per meditare sulla morte e su quanto fosse effimera la vita. Basta solo entrarci per permettere all’immaginazione di ricostruire l’atmosfera cupa e opprimente che si respirata lì dentro…

 

Fonte immagine: Di Utente:Orric – https://it.wikipedia.org/wiki/File:Cimitero_delle_Clarisse.JPG, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38390001