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Halloween a Ischia: le leggende del Castello Aragonese

Halloween a Ischia: le leggende del Castello Aragonese

È uno dei più bei posti di Ischia. Ammantato dal sole, baciato dal mare, incorniciato da un cielo che più azzurro non si può. Ma il Castello Aragonese non è sempre stato così. Nel corso dell’Ottocento, fu praticamente distrutto, poi adibito a carcere, infine quasi del tutto abbandonato. C’è chi l’ha visitato quando era in questo stato. E i loro racconti sono degni di Halloween.

  • A cominciare dal cimitero delle monache. Che sembra fatto apposta per essere visitato ad Halloween. È un putridarium, anche conosciuto con il nome molto più d’impatto di scolatoio: vi venivano posti i corpi senza vita delle monache affinché i fluidi corporei defluissero attraverso il foro che si trovava al centro dei sedili. Anche se sono passati secoli da quando veniva usato, ci si respira ancora un’atmosfera cupa e opprimente. Secondo una leggenda, voci e corpi si materializzavano per proteggere il riposo delle monache defunte.
  • Sono tanti i viali interni che attraversano il Castello, come un reticolo, come un sistema vascolare. Tali viali non erano sempre silenziosi. Soprattutto di sera. Quando apparivano completamente deserti e sembrava che non ci fosse nessuno. Ma era possibile sentire pietre che sbattevano l’una contro l’altra. O lamenti che provenivano da una direzione indefinita.
  • La sagoma del castello, se vista da una particolare angolazione, è spigolosa, irregolare. Screziata da anfratti, sia all’interno sia all’esterno. Da questi anfratti, all’improvviso e in lontananza, spuntavano dei nani mendicanti. Che, man mano che si avvicinavano, si trasformavano. Diventando dei gitanti vestiti in maniera elegantissima. La loro risata era agghiacciante.
  • Suono di zoccoli sul selciato dei cortili o del viale di accesso: un enorme cavallo nero arrivava. Il suo sguardo era terrorizzante. E non era nemmeno il solo. Il passante si sentiva gli occhi addosso, occhi indagatori e scrutatori. Occhi che potevano essere solo di un cane o di una capra corvina che, d’un tatto, apparivano da un muro.

 

Fonte immagine: Flickr.com/photos/132991951@N07