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L’itinerario delle 5 torri di Procida: un viaggio nella storia dell’isola

torri Procida

 

Le sue ridotte dimensioni non devono trarre in inganno: a Procida le cose da vedere sono davvero tante, come sicuramente saprete. Se i luoghi più famosi e conosciuti li avete già visti, o se cercate un’idea diversa dal solito per visitare questa splendida isola, abbiamo proprio ciò che fa per voi: un itinerario in cinque tappe che vi permetterà di scoprire le torri di Procida.

 

Le incursioni dei pirati

Nel XVI secolo, le incursioni dei pirati saraceni, rese ancora più cruenti dall’accentuarsi dalla lotta tra gli Ottomani e l’impero spagnolo, martoriarono l’isola di Procida. Una delle più feroci e documentate fu quella del pirata Khayr al-Din, detto il Barbarossa, che colpì l’isola nel 1534. Vi furono enormi devastazioni. Tantissimi procidani furono deportati come schiavi. Il Barbarossa si abbatté nuovamente sull’isola nel 1544 con conseguenze altrettanto disastrose per Procida.

Il suo successore, Dragut, non fu meno spietato. Sotto il suo comando, l’isola fu messa a ferro e fuoco nel 1548, nel 1552, nel 1558 e nel 1562. Un’altra incursione barbaresca è documentata nel 1585.

 

L’itinerario delle cinque torri

È a questo turbolento periodo che risalgono le torri di avvistamento sul mare di Procida. Costruite per avvertire la popolazione degli attacchi dei pirati saraceni, in seguito sono diventate uno dei simboli dell’isola.

  • Torre della Rotonda in contrada Pozzovecchio;
  • Torre degli Infernali (resti) in contrada Ponte Vecchio sopra Ciraccio;
  • Torre Fasano (resti) in via Giovanni da Procida;
  • Torre di Tabaia (ruderi) in contrada Vigna a punta della Lingua;
  • Torre della Catena (resti) presso palazzo Catena sopra Marina grande.

Torri che oggi rappresentano un itinerario molto particolare, ricco di fascino e suggestioni.

 

Fonte immagine: Flickr.com/photos/fiordifelce