La storia di Ischia raccontata nel Museo di Pithecusae

Tra le mete balneari italiane più apprezzate al mondo c’è sicuramente Ischia. Un’isola meravigliosa sì, ma anche un’importante sito archeologico. Chiamata dagli antichi coloni greci Pithekoussai, da cui derivò la successiva denominazione latina Pithecusa, Ischia fu abitata già in epoca neolitica.

Dopo la fine dell’Impero Romano, fu oggetto di varie razzie prima da parte di visigoti e di vandali e, poi, dei  saraceni. Dominata dai Normanni, divenne dimora di Alfonso V d’Aragona che da qui partì per conquistare Napoli. A raccontare oggi la storia dell’isola dell’arcipelago campano c’è il museo archeologico di Pithecusae.

Un tuffo nel passato dell’isola:

Il museo archeologico di Pithecusae

Il museo archeologico di Pithecusae è situato all’interno di Villa Arbusto, in località Lacco Ameno. L’ edificio venne costruito nel 1785 da Don Carlo Acquaviva, duca d’Atri, membro di un’importante famiglia nobiliare abruzzese. Con la fine del lignaggio degli Acquaviva, la villa cambiò vari proprietari fino a quando, nel 1952, fu acquistata dal noto imprenditore Angelo Rizzoli.

Solo nel 1999, divenne sede dell’attuale museo archeologico di Pitchecusae ospitando, tra gli altri, anche i reperti archeologici del precedente Museo dell’Isola di Ischia, creato nel 1947 dall’archeologo Giorgio Buchner e dal vulcanologo Alfred Rittman. Il museo di Pithecusae si trova al primo piano della villa e, attraverso le esposizioni che si alternano nelle otto sale, narra la storia dell’isola dalla preistoria all’epoca romana. A piano terra, invece, si trova la sezione dedicata alla geologia dove viene illustrato  ai visitatori l’impatto  che i fenomeni vulcano-tettonici hanno avuto sulla vita degli ischitani.

Museo di Pithecusae: cosa vedere

All’interno del museo è possibile ammirare i reperti provenienti dagli antichi insediamenti neolitici di cui, però, si sa molto poco: di questa età sono i materiali ceramici e litici rinvenuti presso il cimitero di Ischia. Di un periodo compreso tra la media età del Bronzo e l’età del Ferro è, invece, un villaggio localizzato sulla collina del Castiglione, presso Casamicciola, più numerosi i reperti risalenti al periodo dell’insediamento greco di Pithecusae, recuperati dagli scavi condotti da Giorgio Buchner dal 1952.

Presenti anche parte dei corredi funerari della necropoli di valle di San Montano, usata come luogo di sepoltura per un millennio: da qui provengono i più celebri vasi pithecusani, come la famosa tazza da Rodi, sulla quale venne inciso alfabeto euboico un epigramma in tre versi che fa riferimento alla celebre coppa di Nestore descritta nell’Iliade.

Di epoca romana sono molte tombe, ma soprattutto, i rilievi votivi in marmo dal santuario delle Ninfe, presso Nitrodi (Barano) e i lingotti in piombo e stagno della fonderia sommersa di Carta Romana (Ischia), dove si lavorava il piombo importato dalle miniere spagnole di Cartagena.

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Photo Credits:

Foto di Scclgr da Wikimedia

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