Napoli e il mito di Maradona, el pibe de oro

Diego Armando Maradona per Napoli non è stato solo un calciatore. Il 20 novembre 2020 la città partenopea ha perso un vero e proprio mito, un eroe dell’immaginario che ha incarnato un lungo desiderio di riscatto, passione e rivalsa sociale. Oggi Napoli sembra quasi santificarlo e celebra le gesta calcistiche che, per i tifosi, hanno rappresentato molto di più: un motivo d’orgoglio per la propria identità e l’opportunità di vivere un sogno tanto a lungo desiderato.

Napoli e il mito di Maradona, el pibe de oro:

 

La nascita del mito di Maradona

Stadio San Paolo, 5 luglio 1984. Il fuoriclasse argentino Diego Armando Maradona entrò a far parte della squadra del Napoli e venne presentato alla stampa e ai tifosi partenopei: più di 70.000 persone sulle tribune gremite e i flash frenetici delle macchine fotografiche accoglievano i passi del calciatore che avrebbe riscritto la storia della società calcistica dopo lunghi mesi di estenuanti trattative con il Barcellona. Un talento d’oltreoceano acquisito dalla squadra per una cifra record, destò subito la curiosità di tutti gli appassionati di calcio, ma mai quanto quella che provò Maradona nell’assistere a tanta, calorosa accoglienza. «Buonasera napolitani» furono le sue prime parole in accento sudamericano nel presentarsi a quella folla di tifosi acclamanti.

La storia d’amore fra Maradona e Napoli cominciò proprio quel giorno. Non solo perché il suo talento sul campo affascinò tifosi, compagni e avversari, ma anche perché col tempo Maradona diventò simbolo di una lotta che non fu solo calcistica. Negli anni ’80 la divisione fra nord e sud Italia era ancora aspra e caratterizzata da tristi pregiudizi. Napoli era una città messa all’angolo dall’opinione pubblica, la Campania un luogo in cui la povertà si accompagnava alla piaga della criminalità organizzata e il ricordo del terremoto di Irpinia, avvenuto il 23 novembre 1980, era ancora doloroso: oltre 2.900 morti, più di 8.800 feriti e circa 280 000 sfollati.

La classe indiscussa di Maradona era un sospiro di sollievo, un motivo di vanto e un fuoco d’orgoglio che si era acceso nei cuori dei tifosi. Il Napoli conseguì premi su premi, fra cui due scudetti, che davano un’immagine virtuosa dei napoletani e incarnavano un sentimento di fierezza per la propria identità. Maradona scelse il Napoli, club al tempo anonimo, invece delle società calcistiche più blasonate e sulla cresta dell’onda, e nel corso degli anni non fece mai mancare ai suoi tifosi lo stesso calore che la città riservò a lui.

I trionfi di Maradona “il pibe de oro” al Napoli

Maradona conquistò tutti con la velocità della sua corsa, la destrezza con cui si smarcava i suoi avversari e l’attacco fulmineo che si traduceva spesso in un goal senza appello. Il suo stile fulmineo e disinvolto, la capacità di gestire il pallone con trucchi ed evoluzioni impressionanti cambiarono per sempre il modo di giocare a calcio: in qualche modo, se oggi si studiano così accuratamente le performance dei calciatori e le strategie in campo, è merito anche dell’uragano Maradona.
Il suo talento permise al Napoli, nei cinque anni in cui Maradona era in squadra, di vincere i premi più ambiti:

  • 1986/87: Primo Scudetto e Coppa Italia;
  • 1987/88: Vice-campione d’Italia;
  • 1988/89: Coppa UEFA – Vice Campione d’Italia – Finalista di Coppa Italia
  • 1989/90: Secondo Scudetto
  • 1990/91: Supercoppa italiana.

La grande abilità in campo e i successi conseguiti gli valsero il tutolo di “el pibe de oro” (ragazzo d’oro).

Il culto di Maradona oggi

Il risvegliato orgoglio partenopeo e il forte legame con la figura di Maradona spinsero la popolazione a celebrare il mito ritraendolo dappertutto e in tutti gli angoli di Napoli: statue, magliette, bandiere, quadri, murales. Gli appassionati compiono e proprio pellegrinaggi verso queste rappresentazioni e per ammirare i cimeli legati i qualche modo al campione argentino.
Tra tutte queste opere la più importante è una rappresentazione di street-art che è un vero e proprio altare nel cuore di Napoli. Si trova nei quartieri spagnoli, sulla facciata di un palazzo via Emanuele de Deo, e ritrae proprio Maradona nel compiere un’azione calcistica. Chiunque ami Maradona sa che quella è una meta obbligata.
Si può dire quindi che quello di Maradona sia un vero e proprio culto profano ma con tanta devozione religiosa. A lui ancora oggi si rivolgono preghiere, richieste di benedizioni, vengono consacrati oggetti che diventano veri e propri portatori di fortuna. Oggi, lo stadio che per primo lo accolse porta il suo nome.

 

Photo Credits
Foto Fma12 per Wikimedia

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